Mag 06

Cari Social, mi avete deluso, vi abbandono. Firmato Lush

La notizia è apparsa sul loro account UK: We are switching up social, hanno scritto, indicando la loro volontà di cambiamento rispetto al modo tradizionale di vedere e utilizzare i social network. Lush, storica azienda inglese di cosmetica etica, ha rotto con i social e, come una fidanzata arrabbiata, l’ha fatto nel modo più plateale possibile, con un bel messaggio sulla loro pagina Instagram. Le motivazioni sono molto chiare: siamo stufi di combattere con il logaritmo, ha dichiarato il marchio. E, da una azione che ha del ragionevole, una domanda nasce spontanea. Si tratta di una provocazione o è la nascita di un nuovo movimento, che porterà a poco a poco le aziende a tornare a “casa loro” e occuparsi dei loro clienti dentro le proprie mura, piuttosto che in piazza davanti a tutti?

I social sono una grande opportunità, sono una vetrina che potenzialmente consente di essere visti da milioni di persone. Ma, come è difficile accaparrarsi un negozio nel Corso più frequentato della città, anche per apparire in primo piano sui feed di Instagram bisogna pagare. Ed è vero, tutto ciò ha un sapore un po’ agrodolce.

I social sono nati come il luogo della condivisione e della spontaneità. Era un aprire le porte del proprio mondo a tutti, un invito dentro la propria vita, dentro i propri spazi. I video su YouTube, le foto su Instagram, erano un luogo dove si raccoglievano le confidenze delle amiche, le loro opinioni sui diversi prodotti in commercio. Poi sono arrivate le sponsorizzazioni, i soldi. Chi con il tempo si è guadagnato una grande fetta di pubblico, si è trovato davanti due opzioni: vendere l’anima alle aziende e campare di pubblicità o rimanere oneste e continuare a dare le proprie opinioni liberamente, senza interferenze e pressioni, scegliendo i brand non in base all’onorario, ma in base alla loro mission. Perché parliamoci chiaro, fare l’influencer è un lavoro e, come tutti lavori, lo si può fare con un’etica o senza scrupoli.

Da quando sono apparsi gli influencer  tutto è cambiato. Tutto è diventato business. Le aziende inizialmente non sapevano neanche dove mettere le mani con i loro account social, ma era imperativo essere presenti, farsi vedere, esserci. E l’opportunità era ghiotta. Una enorme piazza di condivisione in cui farsi pubblicità gratis. Era scontato che questo idillio non potesse durare. Nel mondo niente è gratis. E se avete ancora il dubbio che il denaro non cambi le cose, qui ne abbiamo avuto tutti prova. Abbandonata la spontaneità e l’ingenuità, tutto è diventato business. Tutte le case si sono trasformate in ambienti da rivista. Una colazione al bar un’occasione per mostrarsi in giro con quella determinata borsa o quel rossetto messo lì in bella mostra, quasi per caso ovviamente.

Lush abbandono i social - Le Plume Studio

E’ stato bello finché è durato. E da una parte a scelta di Lush è onorevole. “I social rendono più difficile parlare tra noi in maniera diretta. Abbiamo deciso di tornare alla conversazione privata”. E’ vero. I social sono diventati alienanti ed effettivamente dal punto di vista delle aziende si tratta di avere numeri di follower che in realtà non appartengono a loro, ma alla piattaforma stessa. Si paga per parlare con i propri follower in maniera “indiretta”, quando, forse, si potrebbe creare un rapporto più diretto e fidelizzato giocando in casa e investendo in maniera diversa i soldi destinati alla gestione dei social. Riprendersi la propria community, che è sempre esistita ed è anche molto unita. Sembra proprio essere questo il progetto di Lush, che ha lasciato aperti tutti i suoi canali di comunicazione per accogliere i suoi utenti. Live Chat attive sul sito web, mail e numeri di telefono. Lush vuole tornare a comunicare tramite i canali più tradizionali, lasciando la piazza dei social.

E’ l’inizio di qualcosa di nuovo, come ha preannunciato la stessa azienda britannica. E non sarebbe niente male se i social tornassero ad una dimensione più casalinga ed umana. “Vogliamo che i social siano legati più all’idea di passione che di like”. Tutto questo ci piace non lo neghiamo. Dopo tutto la Lush è sempre stata famosa per la sua mission che si fa sentire forte e chiara, per la sua etica inattaccabile. Un’azienda che si è sempre mostrata in prima linea nella sponsorizzazione di gruppi di attivisti che si spendono per la garanzia dei diritti delle minoranze, delle comunità LGBT e del rispetto dell’ambiente. Sembra che il loro abbandono dei social sia una scelta naturale dettata dal loro rigore etico, nell’ottica di una strategia coerente.

Ma attenzione, c’è un ma. Dopo le dichiarazione del marchio il tam tam che si è propagato è stato quello dell’abbandono dei social. Ma la scelta stessa del temine, to switch up, non è casuale e indica un cambiamento di strategia volto ad un miglioramento, non un completo abbandono. La stessa Lush su Twitter, in risposta ai numerosi commenti dei suoi follower, ha confermato il passaggio dalla gestione da una pagina ad un hashtag #LushCommunity. Durante questo passaggio gli account rimarranno attivi proprio per riuscire a traghettare la community verso il cambiamento. Insomma, sembra proprio che quello che non vada giù a Lush sia l’obbligo di pagare per essere mostrati ad una community, che già le appartiene di diritto.

Se Lush abbandonerà completamente, oppure no, è tutto da vedere. Certo sarebbe bello se i social tornassero ad essere pura passione. Ma una cosa è certa, di pura passione a volte non si vive e quello che c’è in gioco è un business che vale milioni. Sicuramente cambieranno faccia ancora tante volte, ma difficile credere che torneranno ad essere quel luogo di condivisione spontanea e leggera di quando sono nati.

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