Mar 26

Come ho deciso di diventare una freelance

Breve storia su come sono diventata una freelance. Sono tutte rose e fiori?

Sarò sincera. Nel mio essermi ritrovata a fare la freelance il destino e la predestinazione non c’entrano davvero un bel nulla. Fin da piccola, ho sempre desiderato far parte di una squadra. Di avere un lavoro all’interno di una realtà più o meno stabile. Non un lavoro a tempo indeterminato, quello non è mai stato tra i miei obiettivi. Ma di una cosa sono sempre stata sicura: volevo lavorare per qualcun altro. Non ho mai aspirato a diventare il capo di me stessa. Questa cosa, del mollare il mio lavoro e buttarmi a capofitto nella mia folle avventura è avvenuto quasi per caso. Ammetto di essere una di quelle persone che ama cambiare. Ho bisogno di occuparmi sempre di qualcosa di nuovo. Di non fossilizzarmi sulle stesse cose per troppo tempo. Ma la mia decisione di diventare freelance è arrivata quando ho avuto bisogno di stravolgere in modo totale la mia vita.

Parliamoci chiaro, questi non sono tempi facili per il lavoro, qualunque esso sia. E se hai studiato con prospettive e idee ben chiare, non è detto che poi quei progetti si siano avverati. Anzi. Io faccio parte di quella generazione non proprio fortunata. Per un po’ effettivamente lo sono stata. Fortunata, intendo. Ho rinchiuso sogni e competenze in una valigia e mi sono avviata verso la terraferma, dove ho potuto trovare un lavoro bello e meravigliosamente figo. E’ durato il tempo che è durato, perché poi purtroppo noi isolani abbiamo questa cosa qui della malinconia di casa, che ci spinge a riprendere quell’aereo di belle speranze e ritornare indietro. E così ho fatto.

I primi anni non sono stati facili, ma ho stretto i denti e mi sono buttata in lavori che non c’entravano un bel nulla con quei sogni di cui sopra e neppure con quello che avevo studiato. Fino a quando non ho trovato il coraggio di guardarmi dritto in faccia. Lo dovevo a me stessa e a quello che avevo sempre pensato di me.

E’ così che ho deciso di mollare tutto e diventare freelance. Senza pensarci neppure un attimo? Non direi. Ho passato notti insonni e giornate con le tempie che mi pulsavano, ma ad oggi, dopo due anni di libera professione, posso affermare con certezza di aver compiuto la scelta giusta. Quella che, per lo meno, mi rende felice. Nonostante gli alti e bassi.

Cosa ci vuole per diventare freelance? Tante qualità e parecchie “congiunture” giuste.

Professionalità

Quando ho deciso di volermi buttare in questa nuova avventura non l’ho fatto a cuor leggero. Ma dalla mia avevo dieci anni di gavetta e non so quanti di studi. Ho iniziato a lavorare nella comunicazione quando ancora Facebook e amici erano poco più che sconosciuti e non c’è giorno nella mia vita in cui non continui a studiare e approfondire i temi legati alla mia professione. Non mi sarei mai sognata di intraprendere un lavoro così dal nulla e questo è fondamentale quando si vuole cominciare la strada della libera professione. Avevo dalla mia la consapevolezza di aver imparato molto e di avere un profilo lavorativo ben definito, accompagnato anche da tutta una serie di contatti, pronti per essere utilizzati e sfruttati nella mia nuova vita.

 

Un mix di coraggio e incoscienza

Sono stata folle a lasciare un lavoro sicuro? Probabilmente. Ne ho parlato in famiglia. Ho cercato di capire quale tipo di appoggio avrei avuto. Ho cercato di capire se fossi pronta. Io in primis. Sì, ci vuole coraggio per affrontare un percorso di questo tipo. Perché, non nascondiamoci dietro ad un dito, la vita da freelance è un continuo percorso ad ostacoli, privo di protezioni e di reti di sicurezza. E un pizzico di follia ci vuole. Per lo meno, quello di voler raggiungere i propri sogni ad ogni costo.

Determinazione

Senza determinazione non si va da nessuna parte. Ancora di più se si sceglie di diventare il capo di sé stessi. Determinazione quotidiana e obiettivi chiari. Fin da subito. La mattina non c’è nessuno che ti tiri giù dal letto e ti dica cosa devi fare. Sei tu che decidi come muoverti e quando muoverti. E senza una ferma determinazione rischi di non andare da nessuna parte.

 

Pazienza

Non aspettarti che, da un giorno all’altro, la tua vita prenda una piega meravigliosa, fatta di unicorni e gnomi carichi di pentole piene d’oro. La realtà è un’altra ed è fatta di giornate alla ricerca di nuovi clienti, di vecchi clienti che pagano quasi sempre in ritardo e di tante altre persone al mondo, che sembreranno cavarsela molto meglio di te. E’ qui che entra in gioco la proverbiale pazienza dei freelance, accompagnata da una mega dose di entusiasmo. Saranno queste doti che non ti faranno mollare. Perché sì, vivrai momenti pieni di angoscia e di “ma chi me l’ha fatto fare?”.

 

Flessibilità, il lato bello del freelance

Però, poi c’è Lei. La Signora Flessibilità, che ti ripagherà di tutti i momenti bui. Questa è sicuramente la cosa più bella che ho guadagnato nella mia vita da freelance. Posso decidere come e quando lavorare. Posso viaggiare di più, con il mio fidato amico computer sempre appresso. E’ questo il lato più entusiasmante dell’essere freelance. Può rivelarsi un’arma a doppio taglio (leggi sopra), perché la troppa libertà non è per davvero una cosa per tutti. Godere della massima flessibilità, infatti, non vuol dire lavorare meno. Anzi, un freelance, forse lavorerà più in questa situazione che da dipendente. Perché diventare freelance significa mandare avanti una piccola azienda, con tutto quello che ne comporta. A volte non ci saranno sabati e domeniche, orari di chiusura ufficio. E soprattutto non esistono le ferie e le malattie pagate. Ma vedere nascere, poco per volta, qualcosa di tuo, lavorare su progetti che prendono vita dalle tue mani è un qualcosa di impagabile. Ed ‘ è per questo che non tornerei mai indietro.

Questo è un po’ il percorso che mi ha portato fino a qui. E tu? Sei un freelance come me o sogni di diventarlo?

Fammi conoscere la tua esperienza.

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