Giu 13

Caro e vecchio Instagram, tornerai mai ad essere come prima?

Monica ed io siamo blogger. All’inizio facevamo fatica a darci una definizione, ma con il tempo siamo riuscite a superare la timidezza e a chiamarci con il nostro nome. Fare le blogger vuol dire avere un blog e noi lo abbiamo. Anzi, ne abbiamo ben due. Ma non solo. Vuol dire avere un blog e prendere la cosa seriamente. Non pubblicare un post quando ci si ricorda e non avere dietro nessuna strategia. Insomma, sulla questione siamo ritornate parecchie volte.

Certo, a corredo, abbiamo aperto anche una pagina Facebook e un profilo Instagram, che utilizziamo quotidianamente. Questo per quanto riguarda il nostro blog di lifestyle, ovvero la nostra parte leggera e ironica. Su Facebook non abbiamo davvero niente da dire. Lo usiamo come contenitore. Come mezzo e raccoglitore di notizie in target con il nostro pubblico. E lo utilizziamo come cassa di risonanza dei contenuti pubblicati sul blog. Sappiamo come muoverci. Forse perché facciamo parte di quella generazione che ha cominciato (o quasi) ad usare Internet nel momento in cui è nato Facebook. Quando ho iniziato a studiare comunicazione Facebook non veniva menzionato in nessuna lezione o in nessun libro e le prime campagne marketing per gli eventi nel mio ufficio si facevano ancora con i cari, vecchi sms.

La maggior parte dei social in voga adesso sono figli di questi anni. Molti li conosco solo per lavoro, ma lungi da me utilizzarli per scopi personali. Con Instagram ho avuto alti e bassi. All’inizio l’ho parecchio snobbato. In seguito ho cominciato ad usarlo, postando immagini a caso, che ora tengo solo per affetto e per ricordarmi com’ero un tempo.

Appena aperto il blog, però, è venuto quasi naturale aprire anche un profilo Instagram. Sarò sincera. Pensavo ci servisse più di Facebook.

Instagram - Le Plume Studio

Facciamo una premessa, che ricalca anche un po’ quello che ho scritto all’inizio. Ovvero noi siamo blogger. Non siamo instagrammer. Ed è vero che la comunicazione ha tutta una serie di percorsi e di strade che si possono battere e attraversare in mille modi diversi, ma è anche vero che io sono un po’ old school. Chi ha un blog è un blogger. Chi ha Instagram è un instagrammer. Sono due cose diverse. Due maniere di agire totalmente differenti. A livello di contenuti. Di strategie. Di marketing. Di copywriting. Insomma, due mondi che si sfiorano, ma non si accavallano.

Instagram è entrato nel nostro modello comunicativo sin da subito. Un canale bello e ispirazionale che ci è piaciuto e continua a piacerci. Ma c’è un ma. Nell’ultimo periodo c’è un gran parlare di Instagram e un gran lamentarsi. Gli algoritmi di questo social sono parecchio cambiati e si modificano in modo continuo. Ed essere su Instagram oggi non equivale in automatico ad essere visibili. Lo scorso anno, infatti, la reach organica ha avuto un crollo per moltissimi, forse la maggior parte, dei profili business. Un problema per chi utilizza questo social per motivi professionali.

Vero è che ci sono tutta una serie di accorgimenti per poter mettere in campo una strategia utile a far lavorare bene il nuovo algoritmo di Instagram e ne parleremo sicuramente più avanti. Quel che però è certo è che c’è stata una fase, come dire, di disinnamoramento da parte di molti. Anche da parte di aziende strutturate e internazionali. Anche da parte nostra.

Dopo aver cercato di capirne i meccanismi. Dopo calendari editoriali. Dopo uno studio sugli hashtag. Dopo tutto questo, ci siamo rese conto che ciò che più ci mancava di Instagram era la sua originaria spontaneità. In questi anni abbiamo conosciuto tante persone scorrendo il nostro feed. Belle realtà, spesso al femminile, in grado di regalarci quel qualcosa in più. Menti creative che ci hanno fatto scoprire mondi nuovi e affascinanti.

Sempre più spesso, però, abbiamo notato una pura e semplice rincorsa ai like. Una serie infinita di feed e post tutti uguali e anonimi. La voglia di emergere a suon di sponsorizzazioni, che alla fine eliminano l’anima vera di Instagram.

Ecco perché noi oggi abbiamo deciso di fregarcene un po’ delle regole e degli algoritmi. Perché vogliamo mantenere il lato sincero e schietto di Instagram. Senza foto bellissime per forza. Con contenuti a volte sbagliati, a volte fuori fuoco. Un po’ come siamo noi, insomma, nel nostro essere naturali. Una sorta di battaglia per tenere pulito Instagram. Certo, continueremo a consigliare a chi ne ha bisogno per motivi puramente imprenditoriali e di business di agire in maniera oculata e sensata. Ma con le pinze. Perché la ricerca ossessiva della perfezione e della bellezza a volte può portare all’immobilità. Come sta accadendo per questo social, nato per condividere gli attimi di quotidianità, che poco alla volta si è trasformato in un compulsivo collage di pubblicità e immagini patinate.

Cosa ne pensate? Come usate Instagram?

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