Ott 01

Lettera aperta a Instagram

Caro Instagram, 

tu mi sei sempre piaciuto molto. Trovavo così inconsueto il tuo modo di condividere le nostre vite che mi hai conquistato subito. Eravamo solo noi e delle belle foto. Foto che facevano sognare, è vero, ma che comunque dipingevano ancora qualcosa di reale. Era un periodo felice quello, condividere era solo un piacere, non c’era l’ossessione del like. Le gallery si sfogliavano cronologicamente e nessuno era al corrente dell’esistenza del famoso algoritmo, che oggi impone la sua presenza su tutto e tutti. 

Era ancora tutto così spontaneo. Ogni social aveva il suo ruolo ben definito e distinto e ognuno aveva il suo preferito. Su Facebook c’erano ormai tutti e, più che la condivisione della vita, si condividevano opinioni e notizie, su Youtube si mostrava lo shopping, si facevano tutorial, si insegnavano e si imparavano tante cose interessanti. Pinterest era il luogo del bello, qui si cercava ispirazione tra le tante immagini da rivista. E poi c’era Snapchat, c’è ancora eh, ma purtroppo lo si usa sempre meno. Tu caro Instagram sei stato un po’ avido, hai catalizzato le attenzioni tutte su di te e ti sei preso tutto. Sei diventato un contenitore di foto, video, storie. Da te si trovano stralci di vita condivisa, pubblicità, foto patinate, tutorial. Sei diventato un grande melting pot e, come capita alla maggior parte di coloro che hanno successo, sei cambiato. 

Improvvisamente chiunque creava contenuti su una piattaforma diversa è migrato verso di te, perché è lì che si fa il business e lì che si muovono i soldi. Le storie sono diventate il tuo fiore all’occhiello. Tutto rapido, veloce, immediato. Da te si trovano tutti e tutto. Anche coloro che hanno sempre snobbato i social, anche coloro che non ci credono in questo potenziale, ma ci sono solo per sfruttarlo sino al midollo. E di punto in bianco c’è stata la corsa ai numeri. Se non hai followers non sei nessuno, se non hai like non piaci. Gestire tutti questi volumi è diventato complicato e le cose hanno iniziato a cambiare. Gli algoritmi sono diventati sempre più complessi, promettendo ad ogni cambiamento di dare sempre più visibilità a chi crea contenuti di qualità. 

E’ diventata una guerra. Sono nati i gruppi su telegram che si sostengono a vicenda, commentano le foto dei partecipanti con frasi di grande spessore, come fantastica, bellissima, bello scatto. Si acquistano follower e like, perché è questo ciò che conta, i numeri. Le foto sono diventate tutte uguali, tutte filtrate, un po’ finte, un po’ noiose, opinione personale. Farsi riconoscere è diventato imperativo e questo ha portato all’appiattirsi della creatività. Vista una foto viste tutte. 

Fortunatamente esistono ancora gli zoccoli duri, quelli che realmente creano contenuti di qualità, quelli che combattono ogni giorno, quelli che non hanno problemi a pubblicare #adv perché non hanno paura di perdere credibilità. Ma accanto a questi e a coloro che lottano ogni giorno per guadagnarsi il loro spazio, ci sono quelli che i like e i follower li hanno comprati. Ti dicono che questo conta poca, che in realtà la cosa più importante è l’engagement. Ma questo non è proprio vero caro Instagram e tu lo sai bene. Nella lotta contro chi utilizza i BOT, chi compra i follower, diciamocelo chiaro e tondo, hai sempre fatto ben poco. La tua mission è “to capture and share the world’s moments”, ma ti stai trasformando in un luogo dove fare pubblicità e soldi e in tanti l’hanno capito molto bene. E, per carità, funzionare funzioni. 

Instagram

Quasi dimenticavo di citare il tanto millantato shadowban, a noi è successo. Noi che da un anno, nonostante la pubblicazione quotidiana di contenuti originali e di qualità, investimenti sulle sponsorizzazioni e tanto, tantissimo impegno, non siamo più cresciute. Siamo state shadowbannate, siamo rimaste invisibili per circa due settimane. Noi con i nostri miseri 2000 follower, perché per lavoro abbiamo usato un tool per programmare i post dei nostri clienti. Chi usa quotidianamente Bot per crescere è sempre lì però. E non fare l’ingenuo, sai benissimo anche tu chi sono. 

Le gallery contano sempre meno, le caption non vengono lette, troppo tempo. Gli hashtag sono rimasti in pochi ad usarli. Si gioca tutto sulle storie, storie che spariscono dopo 24 ore. Che possono essere messe in evidenza, se gli influencer si prendono la briga di farlo. E capita ancora, fortunatamente, di trovare contenuti interessanti, ma chi ha provato a fare una ricerca un po’ più organica su Instagram si è trovato in un ginepraio inespugnabile e dal quale poche volte si esce vincitori. Eppure chi i contenuti si fanno tutti qui ormai. Ma tutti questi contenuti sponsorizzati dove finiscono? Ah spesso scompaiono. Quando cerco qualcosa in un blog o in un canale youtube sono certa di trovarlo, perché resistono nel tempo. Così per dire. 

Quando penso a te di questi tempi mi ricordi tanto i Dissenatori, che se non stai attento ti succhiano la vita e tutta la felicità. Eppure un tempo ci capivamo alla perfezione. Ma la domanda caro Instagram è, c’è ancora spazio per crescere dentro di te? O sei diventato un circolo chiuso dove si cresce solo se si acquistano follower? E a pensarci bene, non è che forse questo non ti disturbi nemmeno troppo? Dopo tutto cosa importa, più soldi girano, più persone pagheranno per avere visibilità, più il business crescerà. E non è forse solo questo ciò che conta?

 

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