Mar 19

Investire in un media proprietario. Perché dovrebbe essere la regola

Qualche giorno fa ho ricevuto una mail da Google +. Mi avvertiva che dal 2 aprile non avrei mai più avuto accesso alla mia pagina e al mio profilo. Mi si dava qualche settimana per scaricare tutto. I post e le immagini e poi puff. Tutto sparito come se mai fosse esistito. Quella di Google + è sempre stata una morte annunciata. Forse fin dal suo esordio. Troppo difficile da utilizzare. Poco intuitivo. Troppo poco affascinante. Mica come Facebook. Mica come Instagram. Mica come LinkedIn. Eppure tutte queste cose hanno una cosa in comune. Non ci appartengono. Sono di proprietà del Sig. Zuckerberg e amici. E se un giorno succedesse di aprire la casella di posta elettronica e trovare la stessa comunicazione da Facebook? Da Instagram? Da LinkedIn? Come reagiremmo? Vi descrivo la mia di reazione. Panico totale. Capelli strappati. Momenti di sconforto. Crisi esistenziale pari alla forza della prima rottura sentimentale. Ecco quale sarebbe la mia di reazione.

Non fate quelle facce lì, che vi vedo. Anche la vostra avrebbe più o meno le stesse caratteristiche. Certo, se usaste i vostri profili per scopi personali, avreste perso pezzi di vita e di ricordi. Ma se le vostre attività social e digital fossero legate al vostro lavoro, beh, allora sarebbe davvero una tragedia epocale. E, ve lo dico senza mezzi termini, sarebbe colpa vostra. Inutile dare la colpa a Mark. Le uniche responsabilità sarebbero le vostre. E sapete perché? Perché vi sareste affidati a qualcosa di non vostro. Come se foste andati a vivere nella casa di qualcun altro, confidando nella sua clemenza di lasciarvici vivere per il resto della vostra vita. Ecco in cosa sta la vostra responsabilità. Il vostro errore.

Ok. Oggi Google+ chiude. Ma potrebbe accadere con qualsiasi altra piattaforma che al momento state utilizzando. E’ questo il nocciolo della questione.

Troppo spesso mi capita di vedere attività, per lo più di piccole dimensioni, che alla voce sito web abbiamo il collegamento con il link della pagina Facebook. Questo perché non hanno un loro sito. Non hanno un media proprietario.

E’ innegabile che ormai tutti siamo online. In un modo o nell’altro. E’ difficile che qualcuno ancora non abbia capito le potenzialità del digital marketing. Anche zia Pina che ogni mattina si alza per aprire la sua bottega di alimentari. Un altro discorso, però, è come si usano gli strumenti del digital marketing. Perché un conto è postare qualche foto ogni tanto, anche orrenda in certi casi. Un altro è avere una strategia ben definita e chiara.

Ora qui io non voglio assolutamente farvi uno spiegone sull’importanza di non agire a caso. Di avere una strategia. Con questa cosa vi ho martellato parecchie volte e sono sicura che non mi mancherà l’occasione per farlo ancora.

Quello che mi interessa è capiate l’importanza vitale di avere un media proprietario. Sto parlando di un blog aziendale, di un sito dove poter raccontare la vostra realtà ad un vostro pubblico. Sì, un vostro pubblico, non uno preso in affitto da questa o quell’altra piattaforma.

perché avere un media proprietario - le plume studio

Probabilmente state pensando che un blog sia uno strumento che non può calzare a pennello con tutte le storie aziendale. Che va bene magari per chi ha un ristorante di lusso, ma non alla farmacia o al parrucchiere sotto casa.

Voglio smentirvi. Nel modo più totale. E’ vero che non tutti gli strumenti e possano andare bene per tutti. Lo dico sempre. Sopratutto quando i miei clienti pensano di voler usare Twitter come se fosse Instagram. Però è altrettanto vero che tutti abbiamo qualcosa da raccontare e farlo solo su Facebook, ad esempio, non è la scelta più giusta. Perché non è casa nostra. E perché un giorno Facebook potrebbe non esistere più. Facendoci perdere anni di lavoro e di esistenza sul mondo digital.

Avere un blog, un media proprietario, diventa quindi un investimento da fare. Parliamo di investimento perché servono risorse. Personale da impiegare, tempo da spendere e budget da destinare.

Il primo pensiero che può venire in mente quando si tratta di ipotizzare di aprire un blog aziendale va subito proprio a questo tipo di problematiche. Non ci sono i soldi. Non c’è il tempo. Sono tutte sciocchezze, lasciatemelo dire. E senza mezzi termini.

Raccontarsi. Far vedere ai propri clienti come si svolge il proprio lavoro, che lo sappiamo fare il nostro lavoro, regalare soluzioni. Sono tutte cose che ci aiutano, in qualche modo, a farci conoscere e anche a farci scegliere.

Con un media propietario possiamo riuscire a mostrare il nostro lato umano alle persone. E ovviamente un blog aziendale interno al sito può aiutarci a farle avvicinare a noi e al nostro brand queste persone. Senza contare che anche i nostri profili social ne trarrebbero un vantaggio. Volete paragonare una pagina di Facebook ricca di contenuti originali e interessati, rispetto ad una piena di parole scritte da altri?

Pensateci. Pensate a quanto avete da dire e a come potreste farlo in modo nettamente più proficuo di quanto state già facendo.

Il content marketing ha bisogno di tante coccole e attenzioni. Su questo non c’è nessun dubbio. E anche di molto tempo per farci vedere i primi risultati. Ma poi arrivano. Se usiamo la testa i risultati arrivano sempre.

Quindi? State ancora valutando se aprire o no un blog aziendale?

Sono pronta ad ascoltare tutte le vostre obiezioni.

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